mostra
23 Giugno 2017 > 29 Ottobre 2017

YONA FRIEDMAN. Mobile Architecture, People’s Architecture

orario museo

lunedì chiuso
da martedì a domenica 11 – 19
sabato domenica 11 – 20
la biglietteria è aperta fino a un’ora prima della chiusura del Museo

avviso

Per accedere al Museo è necessario esibire la Certificazione verde COVID-19 (Green Pass) o presentare il referto negativo di un tampone antigenico o molecolare effettuato nelle 48 ore precedenti, insieme a un documento di riconoscimento. Le disposizioni non si applicano ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti con certificazione medica specifica.

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Galleria 4
a cura di Gong Yan ed Elena Motisi

Figura leggendaria, punto di riferimento fondamentale per artisti e architetti, icona dell’architettura utopica del dopoguerra

La mostra, organizzata dalla Power Station of Art di Shanghai, e presentata in una nuove veste al MAXXI, racconta il rapporto intenso e conflittuale tra la dimensione utopica del design e la sua realizzazione, attraverso il lavoro di Yona Friedman.

La teoria dell’architettura mobile, concepita da Friedman negli anni Cinquanta, ha messo in discussione la visione modernista secondo cui sono gli abitanti a doversi adattare a un edificio e non viceversa: attraverso bozzetti, modelli e animazioni la mostra racconta lo sviluppo di questa teoria e, allo stesso tempo, esplora il tema dell’improvvisazione come “possibilità” nel mondo dell’architettura, da lui teorizzata sin dagli anni ‘70.

Scheda biografica

Yona Friedman

(Budapest, 1923) è un architetto ungherese, naturalizzato francese. A partire dal 1958, anno di concepimento del suo Manifesto de l’Architecture Mobile, formula e si fa promotore dell’idea secondo cui colui che abita un luogo debba esserne l’unico ideatore e che, in quanto tale, abbia la facoltà di apportare modifiche personalizzate, muovendosi all’interno di una struttura…

Scheda biografica

(Budapest, 1923) è un architetto ungherese, naturalizzato francese. A partire dal 1958, anno di concepimento del suo Manifesto de l’Architecture Mobile, formula e si fa promotore dell’idea secondo cui colui che abita un luogo debba esserne l’unico ideatore e che, in quanto tale, abbia la facoltà di apportare modifiche personalizzate, muovendosi all’interno di una struttura reticolare. La sua teoria ebbe una notevole influenza sui gruppi d’avanguardia, come nel caso del Movimento Metabolista giapponese, del gruppo Archigram e di molti altri ancora. Al suo manifesto fecero seguito le pubblicazioni, in Europa, America e Asia, di oltre quaranta libri e centinaia di articoli. I suoi progetti per la Ville Spatiale (Città Spaziale), in cui Friedman elabora il concetto di struttura reticolare, furono inizialmente accolti come utopistici, fino a quando la costruzione dell’edificio del Lycée Henri-Bergson ad Angers, frutto dell’“auto-progettazione”, assieme alla realizzazione di altri progetti di più modeste dimensioni, dimostrarono come si trattasse di un’architettura realisticamente realizzabile, di mera condanna a quella mainstream.

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