sabato 29 Febbraio 2020, 11:30 - 13:00
Le Storie della Performance.

Elettriche visioni. Da Nam June Paik a Matthew Barney con Alessandra Mammì

Auditorium del MAXXI – € 5
abbonamento quattro incontri – € 15
10 posti individuali riservati e gratuiti per i titolari della card myMAXXI scrivendo a mymaxxi@fondazionemaxxi.it, entro il giorno prima dell’evento

Quattro appuntamenti, tra lezioni autoriali e divulgative, per raccontare l’evoluzione di un linguaggio che ha saputo attraversare con intensa creatività gli ultimi decenni di storia

Nel corso del secolo scorso il corpo dell’artista e la sua azione hanno acquisito una centralità nella pratica artistica dal vivo, trovando progressivamente un proprio vocabolario nel termine performance. Affermatasi come espressione artistica non intermittente e tangibile delle riflessioni dell’arte concettuale, la performance è divenuta, nel tempo, il tramite attraverso il quale generazioni di artisti hanno esplorato e sperimentato il legame tra dimensione performativa e linguaggio teatrale, musicale, video, corporeo e naturale.


Elettriche visioni. Da Nam June Paik a Matthew Barney
Con Alessandra Mammì

Non è cinema e non è televisione eppure sconvolgerà i territori di entrambi, producendo un linguaggio che cambia tanto il film d’artista che l’uso stesso della televisione. Da quando la Sony nel 1960 produce la prima macchina portatile alcuni artisti–pionieri, impugnano la telecamera come un’arma per stravolgere l’immaginario visivo e televisivo e farne un uso politico, intimista, narrativo e persino scultoreo che arriverà a modificare per sempre anche la scrittura visiva delle mostre e la percezione dello spettatore. E dietro questa storia ci sono persone, esperimenti aneddoti ed errori che val la pena di raccontare per capire cosa è rimasto della videoarte sui liquidi schermi dell’era digitale.

Alessandra Mammì giornalista, storico dell’arte e curatore. Studi in storia dell’arte moderna all’università la Sapienza con Giulio Carlo Argan e laurea in contemporanea con una tesi sul simbolismo francese. Collabora con “GQ”, “D-Repubblica” e “l’Espresso” dove ha ricoperto per molti anni il ruolo di responsabile delle pagine culturali e inviato per l’arte e il cinema. Collabora e ha collaborato inoltre, con musei e istituzioni nazionali.