evento
giovedì 1 Gennaio 1970

La Rivoluzione è Finita?


Il documentario e il film iraniano dal 1960 a oggi
sabato 14 e domenica 15 febbraio
MAXXI B.A.S.E., Sala Graziella Lonardi Buontempo – ingresso libero fino ad esaurimento posti
con Italo Spinelli, Direttore Artistico Asiatica Film Mediale

Uno sguardo sui temi e i caratteri
della produzione cinematografica iraniana
in relazione agli eventi politici, sociali e estetici
della storia recente dell’Iran

In occasione della mostra Unedited History. Iran 1960-2014, il MAXXI presenta La Rivoluzione è Finita?, una rassegna di due giorni il cui titolo è un richiamo ai fatti storici che hanno influenzato la produzione artistica iraniana dello scorso secolo ma anche un riferimento al fermento che contraddistingue la fiorente produzione cinematografica dell’Iran contemporaneo.

sabato 14 febbraio, ore 17.00
La Rivoluzione è Finita? – Parte I
Prendendo spunto dal primo lungometraggio iraniano Abi e Rabi (di Ovanes Ohanian, 1930) e dal primo film muto iraniano Haji Agha, Actor – e Cinema (sempre di Ovanes Ohanian, 1933), si inizia l’incontro affrontando la contrapposizione tra oriente e occidente, il conflitto tra passato e presente, tradizione e progresso.
Dalla fine degli anni cinquanta nasce quel nucleo di cineasti, documentaristi intellettuali e poeti – come Forough Farrokhzad – che daranno poi vita alla nouvelle vague degli anni settanta quando il cinema Iraniano supera le barriere nazionali con film riconosciuti e apprezzati nei festival internazionali.
L’avvento della Rivoluzione del 1979 segna il collasso totale della produzione cinematografica, considerato strumento occidentale di corruzione e contrario agli insegnamenti del Corano, il cinema viene coinvolto nella furia rivoluzionaria. Oltre 150 sale cinematografiche vengono date alle fiamme.

domenica 15 febbraio, ore 17.00
La Rivoluzione è Finita? – Parte II
Il secondo incontro riparte dalla rappresentazione che il regime Islamico dà della nazione Iraniana, come un popolo che ha sofferto: dal dispotismo dello Shah, alla ‘guerra inflitta’ fino all’embargo occidentale. La conoscenza del dolore, parte del senso di colpa che ogni Shiita deve provare, ha un posto centrale nella letteratura e nell’arte iraniana, e il cinema dei primi anni del regime islamico post rivoluzionario è specchio di questa visione. Soprattutto nelle pellicole relative alla guerra con l’Iraq.
A partire dagli anni ottanta e novanta il cinema iraniano raggiunge l’apice internazionale con Abbas Kiarostami, Mohsen Makhmalbaf, Majid Majidi, Jafar Panahi e Rakhshan Bani- Etemad, registi d’importanza primaria nel panorama complesso iraniano, acclamati dalla critica mondiale e osteggiati in patria.
Fino al successo del Premio Oscar Nader oz Simin (Una separazione) di Asghar Farhadi e la nuova leva di registi della ‘generazione bruciata’ autori di film sui conflitti generazionali nell’Iran contemporaneo dove sembra l’onda della rivoluzione abbia raggiunto il suo epilogo.